L'album "#3" è uscito in Irlanda il 7 settembre, nel Regno Unito il 10, mentre gli americani dovranno aspettare fino al 9 ottobre per vederlo nei negozi di dischi statunitensi.
STANDARD EDITION:
- Good Ol' Days: L'album si apre con un pezzo fresco e spensierato, niente di troppo impegnativo per preparare l'ascoltatore alle tracce successive. Ho adorato gli "Oh-Oh" del ritornello, che mi ricordano vagamente alcuni pezzi di Bruce Springsteen.
Voto: 7/8
- Six Degress Of Seperation: Potrebbe benissimo diventare il secondo singolo, è sicuramente uno dei migliori pezzi dell'album! La canzone funge da lista per elencare le sei fasi da superare dopo una rottura per poi uscirne illesi e lo fa in modo critico e spudorato, senza censure o mezzi termini.
Voto: 9
- Hall Of Fame (with Will.I.Am.): Primo brillante singolo del progetto accresciuto ancora di più dalla presenza del neocollega di Danny O'Donoghue a The Voice, il rapper Will.I.Am. Aveva un grande potenziale come singolo, ma avrebbe potuto vendere ancora di più se rilasciato in un periodo autunnale, piuttosto che estivo.
Voto: 8+
- If You Could See Me Now: Il pezzo si apre con poche, dolci note di pianoforte e l'eco di Danny che pronuncia il titolo della canzone, come una supplica. La canzone parla della perdita dei genitori, un tema molto dedicato, ma lo fa in modo audace e innovativo, con perfino pezzi rappati in modo sublime dal leader del gruppo.
Voto: 8+
- Glowing: Di questa traccia rimane soprattutto il mixaggio, che è vicino alla perfezione -cosa molto difficile da trovare-, ma il brano in sé non lascia emozioni come le precedenti.. Ci si prepara alla parte più leggera dell'album, infatti.
Voto: 7+
- Give The Love Around: La traccia peggiore dell'album, ma non perché sia brutta, ma perché è minore rispetto alle altre tracce contenute in questo terzo progetto della band irlandese. Cerca di incitare la beneficenza, ma quello che rimane è solo un ritmo quasi hawaiano, semplice e leggero, e vocals bassi e rilassati per questo brano estivo. Non riuscito molto.
Voto: 6+
- Broken Arrow: Bel brano che, però, al primo ascolto non rimane e guadagna col tempo. Bocciati assolutamente i "dududu" a fine traccia, che tolgono tutta la serietà al pezzo.
Voto: 7+
- Kaleidoscope: Bella traccia, sarebbe di sicuro stata una hit estiva, se rilasciata in tempo. Caratterizzata dal "with you" in acuto di Danny che rimane in testa e ti spinge a cantare con lui. Ritmo semplice, ma caratteristico.
Voto: 8
- No Words: Dal titolo mi aspettavo qualcosa di più lento, una ballad, ma è comunque un ottimo pezzo. L'highlight del brano è sicuramente il violino nel bridge che rende il tutto ancora più di classe. Buona scelta metterla al fondo, per caratterizzare al meglio la fine dell'album.
Voto: 8
- Millionaires: Come con "Broken Arrow" la canzone non lascia emozioni al primo ascolto, anzi, sembra la meno riuscita dell'album, ma quando, col primo ritornello Danny usa tutta la sua dolcezza vocale, ci si innamora instantaneamente del pezzo. Perfetta chiusura per un album ben studiato.
Voto: 8
DELUXE EDITION:
- Moon Boots: Quei "yeah, ya, yeah" ad inizio brano davvero di cattivo gusto fanno fare un'idea sbagliata sul brano. Non sarà il loro brano più riuscito, ma è davvero un buon pezzo. Fortunatamente è l'unico in cui sperimentano i suoi elettronici
Voto: 7,5
- Hurricanes: Quei primi accordi di chitarra acustica prima ancora che inizi la base vera e propria fanno sognare, ma, purtroppo, erano solo un miraggio: come si può ben intendere dal titolo, la traccia è un pezzo quasi movimentato, ma comunque di classe. Assolutamente marginale la sua presenza: non a caso è finita nelle bonus tracks.
Voto: 7
La versione deluxe contiene inoltre Hall Of Fame nella versione senza il rapper americano e quattro dei loro più grandi successi live: Breakeven, The Man Who Can't Be Moved, Talk You Down e For The First Time.
- In Generale: "#3" è un album ben riuscito e con molto potenziale. Contiene delle tracce brillanti, alcune ballad e altre più leggere. Nel complesso si riesce a cogliere il lavoro svolto dai tre membri della band che, fortunatamente, non si sono venduti alla moda e hanno continuato col loro stile.
Da ascoltare!
Voto in media:7/8

mah... un vecchio adagio diceva: tutto quello che tocca will i am diventa m***a... e concludi con un "non si sono venduti alla moda?". A me gli script pur nella loro commerciabilità piacevano e in fondo ci speravo in una maturazione. Appena ho sentito hall of fame ho capito come andava a finire. Nell'album ci sono si e no 2 tracce all'altezza della semplice bellezza dei precedenti. Segni di maturazione: nessuno. Tanto "commercio" e postproduzione esagerata. Magari venderanno di più. E' la differenza su come si sono sviluppati i Coldplay e come i Radiohead. Alla fine si parla solo di qualche milione di dischi di differenza, e di un pizzico di credibilità in chi nella musica cerca davvero un anima e non 3 minuti da canticchiare all'autoradio sulla strada per il centro commerciale.
RispondiEliminaNon riesco a capire la tua critica, visto che io non ho parlato di maturazione nella recensione, anche perché concordo con te sul fatto che gli album precedenti siano nettamente migliori. Inoltre, SECONDO ME, si sono adattati all'ambiente musicale moderno, senza però tralasciare troppo lo sile che hanno portato avanti in tutti questi anni, quindi pace.
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